NON VEDRÒ QUESTA VOSTRA PRIMAVERA

 

 

È assai magra consolazione il trovare
che la Piave ha ripreso il suo aspetto
che conoscevamo, persino con acqua.
Triste, mi accorgo di non sopportare
più la vista di questi paesaggi a me noti,
anzi, direi quasi cari, dopo un decennio.
Constato persino che mi sono sentito
molto più a mio agio in arie diverse,
fra teutoniche architetture, fra lemmi
e fonemi di ben altro ceppo, che pure
mi accolsero come un figlio perduto,
o un amico rifattosi vivo dopo anni.
Questi alberi e greti, prati e vigneti
dovranno salutare la nuova stagione
in mia non troppo notevole assenza.

 

 

PoetaMatusèl legge
NON VEDRÒ QUESTA VOSTRA PRIMAVERA

 

 

 
 
 
 

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Copyright © 2016 Guido Comin PoetaMatusèl – Belluno, Italy. All rights reserved.

 

 

 

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14-11-2014: GAME, SET AND MATCH

 

 

A Silva

 

Non “T’amo”, no, tu hai scritto FINE sulla sabbia!
Su quella rena finissima, da poco ricomposta,
di questo vecchio cuore, da sempre calpestata
da passi indifferenti di donne malcapenti,
hai scritto tu l’epilogo di questa lunga storia.
Hai vinto tu, io butto per sempre la racchetta.
Ora potrai tirare a nuovo il tuo bel campo,
passarci sopra il rullo e stare là seduta, da sola,
a contemplarne il tuo dannato ordine perfetto.
Tra poco io – gatto ferito a morte – andrò a cercare
un antro, una spelonca, sottoscala o scantinato,
dove tirare in pace le mie (ultimissime) cuoia.

 

 

PoetaMatusèl legge
14-11-2014: GAME, SET AND MATCH

 
 

* YouTube *‘Ho scritto t’amo sulla sabbia’ – Franco IV Franco I, 1968

 
 
 
 

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PRIMO GIORNO DI UN LUCIDO AUTUNNO

 

 

A Silva

 

Allungo una mano sopra il letto, però non ti trovo.
Ma, tutto sommato, forse va bene così: è giusto fare
già un poca di pratica fin da adesso, per quando,
tra non molto, tu non ci sarai più, nel letto ogni notte;
né altrove, nei soliti posti, quei nostri luoghi di sempre.
Oppure per quando sarò io quello a non esserci più.
E non perché ci saremo stufati l’uno dell’altra, no, no.
Sarà accaduto soltanto perché noi due ci saremo trovati,
come due orsi bianchi – o polari – su due lastroni di
ghiaccio del pack che si sono spezzati e poi separati,
perché il mondo intero è così che si sta disintegrando,
squagliando in modo lento, ma in compenso inesorabile,
volutamente inevitabile, completamente irreversibile!

 

 

PoetaMatusèl legge
PRIMO GIORNO DI UN LUCIDO AUTUNNO

 

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NUOVO DOLORE E VECCHI RICORDI (DI EUGENIO)

 

 

Avrei voluto aiutarti ancora a scendere
infinite, illogiche, non montaliane scale,
e tu, per niente mosca tu, per un poeta
– semmai, piuttosto occhio di falco –
con tacchi rotti o meno, di ritorno da
lunghe passeggiate con quel tuo cane
che non è mai stato mio o forse un poco.

Avrei voluto gironzolare ancora per
calli veneziane, dove io mi sarei perso;
o portarti di nuovo sui miei monti,
dove conosco io le geografie dei sassi,
dove yak impavidi ci sbarravano la strada;
lassù ripresentarti ai miei gioiosi gracchi.

Avrei voluto, forse, persino ritrovarmi
ad aspettarti sopra a un fosso brontolando,
mentre raccogli bruscàndoi o s-ciopetìn;
o ad ascoltare te che brontoli, mentre sei
tu che aspetti me, che scatto i miei milioni
di maledette foto di ricordi interminabili.

Ma sono condannato a scontare nuovi esìli!

 

 

PoetaMatusèl legge
NUOVO DOLORE E VECCHI RICORDI (DI EUGENIO)

 

* LINK * Clicca qui, per leggere la poesia di Montale
che avevo in mente…

 

 

 

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ALTA LA POSTA, BRUTTA LA MANO …

 

 

Un germano passa in volo, starnazzando come matto,
e sorrido nel pensare ad altre scene di pianura;
questi piatti paesaggi, che gli ignari vilipendono,
dove nello stesso istante puoi vedere airone, gazze,
falco, storni, corvi, tortore: turbinio di becchi e piume!
Dove a luglio puoi trovare il guizzo tenero del biacco,
o incontrare un vecchio moro, in cui vive il codibugnolo,
o sorprendere una lepre fra le erbacce secche correre.
Poi, sull’alveo del gran fiume, dove nuovi ruscelletti
trovo dove ieri, in piena, travolgeva alberi e sassi,
che ogni volta trovo nuovi, nuove storie da narrare.
Non sarà spettacolare, come i monti che ho lasciato,
però ho appreso ad apprezzare anche questo mondo
nuovo, che sicuramente a breve io dovrò lasciarmi
dietro, come il resto della vita. Per la mia sopravvivenza.
Sarà un’amputazione multipla, perché parto e perdo te.
Ma se resto, perdo tutto, anche il resto dei paesaggi –
quelli che coltivo dentro, negli anfratti di quest’anima.

 

 

PoetaMatusèl legge
ALTA LA POSTA, BRUTTA LA MANO …

 

 

 

Da “I Versi dell’Airone” di Guido Comin PoetaMatusèl
Copyright © 2014 Albalibri Editore. All rights reserved.

 

 

 

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