TERZA (O QUARTA?) GUERRA MONDIALE

 

 

Ad Annalisa

 

Prosegue, inarrestabile ormai,
la subdola guerra all’Umanità,
programma del tutto palese per
obliterare quell’Uomo-Che-Fu:
uno schema che esiste da secoli,
perché il Male non vuole il Bene!

Allora ripenso quel tuo bel sorriso,
che è come l’erbetta più fresca che,
impaziente, il mio gatto ricerca;
o come l’acqua, purissima allora,
dell’amato ruscello (storico ‘Rùi’)
dei miei scolpiti, panciuti sampàn,
dove ancora guizzavano i gamberi.

Mi riscatta, di botto, e resuscita
dolce, semplice, immensa Serenità!

 

 

 
 
 

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ORFANO, ANCHE DI CANE ORMAI

 

 

A   Gi

 

Gli storni e le gazze si vedono ovunque,
sugli alberi e tetti di pioggia, incuranti.
Mi fanno pensare a diseredati volatili:
i passeri, ormai spariti, e merli sparuti.
Forse persino per noi, tra pochissimo,
non esisterà più un dove o un perché.

 

La pioggia incessante andrà di nuovo
ad ingrossare la Piave, quasi asciutta,
ma tanto non c’è più un cane con cui
andare sui sassi di quel suo letto vuoto;
né motivo per continuare a torturarci,
ribattendo gli stessi sentieri di ricordi.

 

Ma è ciò che faccio qui, mentre scrivo,
se presto non apro alla nuova stagione.
E forse sei Tu quell’imprescindibile luce,
scintilla che già manca da troppo tempo;
sei Tu quel sogno di cui io avrei bisogno,
ma dovrai rimanere un bel sogno, proibito.

 

 

 

PoetaMatusèl legge
ORFANO, ANCHE DI CANE ORMAI

 
 
 
 

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NEVI DIVERSE, PRENATALIZIE, RIVISITATE

 

 

A Desara, intramontabile Musa

 

È caduta la neve sui monti, ma solo i più alti,
e spunta da sopra l’argine repentina garzetta,
come fiore di primavera un po’ troppo precoce,
mentre mazzi di fiori fasulli commemorano
idioti ammazzatisi in macchina, sbadatamente.
In un pomeriggio così, sapendo che vengo da te,
a incontrarti (quasi un miracolo, ora che sei
tanto lontana da noi tutti, se pur vicinissima),
questo giorno che sta a metà strada tra il sole
e la nebbia caparbia che, lieve, il tutto avviluppa,
tu non sai che, ammirando il più candido airone,
io tuttora potrei rischiare sul serio di cascarci
– come sappiamo che accadde – di nuovo con te.

 

 

 

 

PoetaMatusèl legge
NEVI DIVERSE, PRENATALIZIE, RIVISITATE ***

 

 

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NEVI DIVERSE, PRENATALIZIE
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ORFANO, MAI SENZA MADRE

 

 

A mia madre Corinna

 

Mia madre morì, io bambino.
Capii solo molto più tardi
che lei non mi aveva lasciato
da solo, abbandonato in balìa
di venti o di mani qualunque,
nel buio che già conoscevo,
in tetre foreste di nordiche storie.
Lei mi aveva lasciato un dono
immenso – una Madre – adottiva
forse, però, a differenza di lei
stessa, una creatura immortale:
Poesia, che tengono viva le Muse,
dolci, imprescindibili fonti di luce,
inestinguibili bàlie dell’Ispirazione!

 

 

PoetaMatusèl legge
ORFANO, MAI SENZA MADRE

 

 

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OCCHI – REAZIONE UGUALE E CONTRARIA

 

 

Ho tolto l’arresto al manubrio della martinicca
e il vecchio carro, fermo da tempo immemore,
ha ripreso a muoversi sui dislivelli della vita.
Potrebbe essere stato solo un gesto distratto,
mentre mi perdevo nel profondo dei tuoi occhi,
ma ormai il carro sta correndo ed accelerando,
sferragliando faville sulle discese di porfido:
il vecchio cuore, che si era a lungo assopito,
attendeva solo la scintilla di quei tuoi occhi …
Ma c’entrano poco le leggi della fisica, semmai
si potrebbe parlare, tutt’al più, di biochimica!

 

 

  PoetaMatusèl legge OCCHI – REAZIONE UGUALE E CONTRARIA

 

  Eugenio Montale, Mottetti – 10,
  con versione inglese di Alan Tucker

 

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