“Una Musa Del Tutto Inattesa” (+haiku)

 

 

POESIE PER ANNALISA

 

Tu sei un’alba
che spunta sulle vette –
rallegra cuori!

 
 

RIMEDIO ALLE SPADE DI DAMOCLE

Tutto d’intorno sembra indicare,
imminente, una fine del mondo.
Il ballo in maschera sembra non
debba mai più terminare: forse
ai troppi piace l’idea di poter
circolare ancora in incognito?
(Ai ladri di certo, ora è legale!)

E ci vengono in mente fumetti
che ci facevano ridere, in tempi
che sembrano oggi archeologici,
ma per niente spiritose, purtroppo,
le scorribande di queste moderne
Bande Bassotti, confraternite
di criminali legali, globalizzati,
oligarchi satanici che rubano
vite a popoli interi, dormienti,
o forse soltanto assopiti, ma
di certo inconsapevoli di tutto
ciò che bolle in pentola, in quel
calderone di Chomsky, dove
a breve le stupide rane, bollite
a puntino, non potranno più
ribellarsi e nemmeno trovare
quell’ultimo soffio di fiato per
una bestemmia finale, perfetta …

Ma poi ci sei Tu, che fortuna
insperata per noi, immeritevoli,
Tu che sei come un prezioso,
dolce, olezzante Natale, di
quelli scordati da lungo tempo;
Tu che con un sorriso puoi
mutare la rotta di quei bui
temporali fin troppo temuti,
tremende tempeste di Vita,
burrasche, ululanti uragani,
che su noi sempre incombono,
in guisa di meteorologiche
moderne spade di Damocle!

 
 

 

Tu sei un fiume
autunnale – tranquillo,
eppure forte.

 
 

MUSA SALVIFICA SCENDE

“But the age of miracles hadn’t passed,
For, suddenly, I saw you there …”

Red Garland, ‘A Foggy Day in London Town’

 

È un mondo alla rovescia
e tutto marcio, in mano a
delinquenti assai spietati,
convinti di esserne padroni,
che ora vorrebbero decidere
ogni mossa che potremo fare,
in un futuro in cui non voglio
vivere; per questo spero presto
di partire per galassie remote,
dove regni solo pace assoluta.

Ma poi compari Tu, immeritato
dono, sorpresa di non so che Dei!
Scendi come da nube montaliana,
oppure come una “man dal cielo”,
pietosa, di quell’ode manzoniana;
e allora tutto cambia, in un baleno,
per la magia del tuo dolce sorriso.
Potrebbe capitare anche un miracolo:
mi decidi a restare ancora un poco?

 
 

 

Sei quell’azzurro
che un giorno di dicembre
rallegra nubi.

 
 

CON LA MUSA TORNARE IN TICINO?

Nel folto del cedro il fringuello
se la canta (oppure suona?) felice,
mentre, fitte, rondini pazzerelle
giocano come bimbi a rincorrersi,
intorno al campanile della chiesa.
Mi godo ancora un poco l’ombra
quieta di questa vecchia quercia,
ben sapendo che sta per scoppiare,
insieme all’afa, un concerto grosso
di cicale, sull’unico ippocastano
superstite, dei due quasi gemelli,
perfetta pubblicità di parrucchiera.

Allora ricordo tutt’altre cicale,
nei campi di tabacco di Magadino,
che ai bei tempi raggiungevo in bici,
da quella Lugano fin troppo mia,
quando Tu avresti potuto aiutarmi,
asciugare quelle mie lacrime inutili.
Ma soltanto se Tu fossi già esistita,
mentre invece sei comparsa da poco,
(ancora quasi nuova debuttante)
su questo nostro palcoscenico di Vita,
quando io sto per uscire dalla scena.
Ecco, questo proprio inquadra il tutto
nel suo corretto spazio: dandogli,
onestamente, la giusta prospettiva!

 
 

 

Fiume d’autunno
placido, lento scorre:
mi parla di Te.

 
 

NOSTALGIA: ANTESIGNANO DEL TUTTO

Quando sul cedro la cicala canta più forte
(quasi fa controcanto all’amica sul platano)
e il gheppio malandrino ignora le tortore,
perfino le rondini della chiesa, pazzerelle,
smettono di fare il verso a divinità ignote
e stanno, quatte, a rimpiattino a sognare
di lautissimi pasti di moscerini e zanzare.

In questa arsura, come un dì provenzale
di tempi remoti e ormai quasi scordati,
cerco certa frescura dei miei nordici lidi,
dove potrei-dovrei però portare anche Te,
per salvarti da quello che qui ti è nefasto.
Poi mi assale, forte, improvvisa lucidità:
penso a quando non avrò più pretesti per
cercare – legittimamente – quell’abbraccio
tuo, tenero e dolce. E quella tua anima …
bella!

 
 

 

Ginkgo biloba
dona luce pallida,
ma rifulgi Tu!

 
 

TERZA (O QUARTA?) GUERRA MONDIALE

Prosegue, inarrestabile ormai,
la subdola guerra all’Umanità,
programma del tutto palese per
obliterare quell’Uomo-Che-Fu:
uno schema che esiste da secoli,
perché il Male non vuole il Bene!

Allora ripenso quel tuo bel sorriso,
che è come l’erbetta più fresca che,
impaziente, il mio gatto ricerca;
o come l’acqua, purissima allora,
dell’amato ruscello (storico ‘Rùi’)
dei miei scolpiti, panciuti sampàn,
dove ancora guizzavano i gamberi.

Mi riscatta, di botto, e resuscita
dolce, semplice, immensa Serenità!

 
 

 

Come i larici,
non luogo comune Tu,
non cupo abete.

 
 

CANCELLATURE COME LACRIME

Elimino le briciole di gomma
da cancellare, che ogni volta
rimangono, come traccia di te,
ma lo faccio con la massima
delicatezza, quasi esse fossero
calde lacrime che asciugo dal
tuo bel viso, traditrici di una
immensa malcelata tenerezza.

Intanto, fuori, il merlo già si sveglia
e intona il suo concerto mattutino,
per evitare parole assai poco usate.
(Aubade? Chiederesti cosa sia!)
Poi, forse allocco o barbagianni,
non sono esperto di rapaci notturni,
ma di una cosa sì che sono certo:
che Tu, pur nel tuo raro comparire,
continui ancora a far la differenza;
regali sempre piccoli gran miracoli!

 
 

 

Piccoli doni,
forse di Primavera,
o tuoi sorrisi!

 
 

ANCH’IO COME I PASTORI DI GABRIELE

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natìa
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.

G. D’Annunzio, “I pastori”

 

Questa strada è sempre ardua,
assai scoscesa e dissestata.
Sia pur sempre distraendomi
ad ascoltare merli e pettirossi,
fatico ad arrancare, passo passo.
Né mi assiste verga di avellano,
né bastone tecnico, moderno,
ma solo le mie vecchie gambe,
stanche ormai per troppi secoli.
Aiuta l’aver bevuto a grandi sorsi
il dolce elisir dei tuoi vent’anni,
come un’acqua pura assaporata
da inattesa fontana di montagna.

 
 

 

Sei questa pioggia
che ristora l’anima,
dopo l’arsura.

 
 

UN PETTIROSSO CONTRO LA GUERRA?

Così perfino il canto
di un mero pettirosso
perfora il frastuono
del traffico incessante,
mentre aspetto, impaziente,
l’alba tardiva,
in questa nostra e strana
fetta di esistenza,
in cui ormai “chi grida
più forte ha ragione”;
in questo mondo marcio
dove è consentito
perfino sterminare
interi popoli, impotenti!

Però mi sovvengono
nozioni ornitologiche:
il ‘robin’ degli inglesi,
simbolo invernalizio,
è un uccelletto fiero e
bellicoso, assai geloso
del proprio territorio,
che bene sa difendere,
dunque, in tutto questo,
un simbolo di che?

Smetto subito di elucubrare
e mi sovvieni Tu,
Tu, un tiepido sussurro
di venti inesistenti,
in questa notte artica,
che sembra non finire.
Tu che, inconsapevole,
puoi salvare la partita!

 
 

Airone all'alba (Ardea alba) - Foto Guido Comin PoetaMatusèl

Airone all’alba (Ardea alba) – Foto Guido Comin PoetaMatusèl

 
 

QUANDO, DI RADO,
SVEGLIO ALL’ALBA

All’alba col mio cane,
su sentieri di rugiada,
mentre il sole rosseggia
su dannatissimi vigneti
(sacrifici ad unico vino!)
e una rauca cornacchia
ci fa il verso, dalla cima
di un pioppo malandato,
magari sull’orlo del crollo
(unica altra anima vivente
lei), io penso con tristezza
ad un tempo prossimo,
quando Tu non ci sarai
più a rischiarare le mie
fasi troppo tenebrose.
E poi a quando, molto
più avanti, vecchia ora
a tua volta pure Tu,
ti ricorderai di un poeta
vecchio e pazzerello; e
– ma troppo tardi ahimè –
forse, finalmente, capirai.

 

 

 

 

 

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Prezioso Visitatore che mi leggi, un breve commento, anche solo un saluto, non ti costa che un piccolissimo sforzo, però farà un enorme piacere a me, quando lo leggerò! Grazie di cuore!!   :O)

 

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2 commenti su ““Una Musa Del Tutto Inattesa” (+haiku)

  1. Franco ha detto:

    Ciao bocia, ti ga sempre la perusola par la testa ! Bravo cosi’ te resta giovine………( mi piacciono anche le poesie , quasi quasi scomincio anche mi a fare il poeta.😇😜🤔)

    • PoetaMatusèl ha detto:

      Caro Franco, trattasi di una Musa, fonte imprescindibile d’ispirazione per un poeta lirico, anche se ormai vecchiotto. Altro non potrebbe essere, visto il gran numero di lustri che ci separano… Quanto al metterti a poetare, perché no? Come diceva il grandissimo Alberto Manzi: Non è mai troppo tardi! ;o)

      PS: Complimenti per essere arrivato fin qui! 10/10

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