VERDE, COLORE MIGLIORE!

 

 

Dedicata a Me Stesso

 

Sul ciliegio degli orsetti lavatori,
gli storni questa sera fanno festa,
mentre penso ad altri storni ormai
lontani, su ciliegi che non rivedrò
mai più o, comunque, non domani.

Qui la Vita già dovrebbe ripartire,
con nuovi amici, danze, feste, donne;
con progetti di rinascita e recupero,
sanatorie di tutto ciò che è marcio,
come sempre promettono i politici!

La bellezza non manca, tutt’intorno,
con foreste, colli, laghi e tanti uccelli,
con tramonti da volerci morir dentro;
con la musica a rallegrare i tristi treni
e ragazze che in autobus ti lusingano.

Ma incontro anche ragazze ipertatuate,
sedute su scalini ammanettate, tristi
vittime di non-so-quali dèi, o di un fato
che ha scelto proprio loro, per finire
così: sdentate, abortite a diciott’anni!

Incontro relitti umani già ubriachi
alle sette del mattino, se gli va bene
che qualcuno gli ha buttato un paio
d’euro, per comprarsi qualche litro
di oblio puro, completa abolizione …

Cerco allora rifugio dentro il verde,
tra gli alberi che mi videro bambino
felice di correre sui prati; o un barone,
eremita senza chiocciole tra le fronde,
o soltanto un bimbo ebbro di solitudine.

Perché verde, da sempre, il mio cuore!

 

 

 

 

AUDIO * FILE * AUDIO PoetaMatusèl legge
VERDE, COLORE MIGLIORE!

 
 
 

 
 
 

  

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RIFLESSI(ONI) SU UN LAGO D’INVERNO

 

 

Dedicata a me stesso

 

Sorvola la Vita l’airone di sempre,
che ovunque accompagna (oppure
perseguita?), antesignano di buona
sorte o di mala; mi induce a pensare
che cosa mi attiri in questa landa
ghiacciata e solinga, che attende
primavere di bimbi chiassosi e di
cani festosi che giocano insieme;
ignari, entrambi, di qualsiasi domani
che possa guastare i sogni di un oggi
infinito: perché per i cani e bambini
non è vero per nulla che è subito sera!
Ma già più non sono in terra straniera,
perché chiama una voce il mio nome.
E rispondono, amici di sempre, i cani.

 

 

 

 

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RIFLESSI(ONI) SU UN LAGO D’INVERNO

 
 
 

  

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RINOMINIAMO LE ORE PICCOLE!

 

 

A   Gi

 

Nelle ore che tutti dicono piccole,
ma che sono per noi le più grandi,
agognato silenzio, ormai quasi totale,
mi avvolge in un tenero abbraccio.

 

Non sento il rumore di lune lontane,
ma solo il profumo di timide viole;
ed ali silenti di storiche nottole, miti.

 

Instancabili, i miei balestrucci, che
rattoppano ancora frantumi di sogni,
tacciono in queste sapide ore, quasi
per non spezzare un tenero incanto.

 

La grappa speciale riscalda le membra,
ma un cuore ha bisogno di Te, e non
consolano certo troppe carezze donate
a una foto comparsa sul libro-di-vetro!

 

 

 

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RINOMINIAMO LE ORE PICCOLE!

 

 

* YouTube *Neffa canta “Le ore piccole”…

 
 
 
 
 

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VAGANDO PER VUOTE BATTIGIE

 

 

A   Gi

 

Ti prendo per mano e mi porti per nordici lidi,
dove spiagge deserte infinite, parche di sabbie,
ci accolgono con un abbraccio di alghe seccate
dal vento, che qui non dà tregua ai nostri pensieri.
Nessuno quassù ci conosce e questo ti piace,
perché altrove un idillio così sarebbe indecente.

 

Mi dici che riconosci i gabbiani di sempre
e sorrido, tacendo per non deluderti, sapendo,
da mezzo ornitologo, che questa è una specie
ben diversa da quelle nostrane di veneti lidi,
dove l’amore sarebbe, a dir poco, impossibile.

 

Eppur sono ancora convinto che certi Amori,
quelli che solo camminano in punta di piedi
e appena ti sfiorano il corpo con diafane dita,
però incendiano nel più profondo quell’angolo
d’anima che nulla e nessuno può estinguere più!

 

 

 

PoetaMatusèl legge
VAGANDO PER VUOTE BATTIGIE

 

 

* YouTube *“Sei la conchiglia” – Ricordando Gianmaria Testa

 
 
 
 
 

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NON VEDRÒ QUESTA VOSTRA PRIMAVERA

 

 

È assai magra consolazione il trovare
che la Piave ha ripreso il suo aspetto
che conoscevamo, persino con acqua.
Triste, mi accorgo di non sopportare
più la vista di questi paesaggi a me noti,
anzi, direi quasi cari, dopo un decennio.
Constato persino che mi sono sentito
molto più a mio agio in arie diverse,
fra teutoniche architetture, fra lemmi
e fonemi di ben altro ceppo, che pure
mi accolsero come un figlio perduto,
o un amico rifattosi vivo dopo anni.
Questi alberi e greti, prati e vigneti
dovranno salutare la nuova stagione
in mia non troppo notevole assenza.

 

 

PoetaMatusèl legge
NON VEDRÒ QUESTA VOSTRA PRIMAVERA

 

 

 
 
 
 

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