ANCHE SE DORMISSI SOTTO UN PONTE…

 

 

A   Gi

 

È scoppiato ovunque il maggiociondolo
(che su a Londra si chiama laburnum)
e le acacie sono stracariche di grappoli,
mentre vago per colli, ubriaco di sogni,
e mi stordiscono ricordi di quei tuoi occhi.
Vigneti promettono doni ben più tangibili
e medito su come sarebbe assai facile
stordirsi invece soltanto di fumi etilici,
anziché perdersi in molli meandri onirici.
Volano basso, oggi, le mie miti rondini:
le loro lunghe code sono le tue dita che,
dolci, accarezzano il mio cuore azzimo.
E mentre amiche rare mi consolano, una
serenata di raganelle ride alla luna, che
questa sera ci insegna l’imperfezione.
Poi ricci – spinosi e dolci come sai essere –
passano a salutare senza troppe pretese.
Allora, persino un divano potrà sembrare
un grande talamo, degno di imperatori!

 

 

 

PoetaMatusèl legge
ANCHE SE DORMISSI SOTTO UN PONTE …

 
 
 

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NON VEDRÒ QUESTA VOSTRA PRIMAVERA

 

 

È assai magra consolazione il trovare
che la Piave ha ripreso il suo aspetto
che conoscevamo, persino con acqua.
Triste, mi accorgo di non sopportare
più la vista di questi paesaggi a me noti,
anzi, direi quasi cari, dopo un decennio.
Constato persino che mi sono sentito
molto più a mio agio in arie diverse,
fra teutoniche architetture, fra lemmi
e fonemi di ben altro ceppo, che pure
mi accolsero come un figlio perduto,
o un amico rifattosi vivo dopo anni.
Questi alberi e greti, prati e vigneti
dovranno salutare la nuova stagione
in mia non troppo notevole assenza.

 

 

PoetaMatusèl legge
NON VEDRÒ QUESTA VOSTRA PRIMAVERA

 

 

 
 
 
 

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BUY NOW, PAY LATER (TUTTO A RATE)

 

 

Tra poco pagheremo troppo cara
questa improvvisa, inattesa primavera,
con TAEG e TAN ed altri impensabili
formule d’interessi, proprie degli usurai.

E il Piave è mezzo vuoto, che sembra
quasi estate, in un tiepidissimo febbraio,
mentre volo veloce in alto sui filari
di viti, coi finestrini aperti spalancati.

E mi sorprende il gheppio, che, fulmineo,
a bordo strada a sua volta disorienta
una sparuta arvicola, incauta nel canneto.
Vi è davvero troppo sole, oggi, ad asciugare

fossi di speranze che a suo tempo già
in altri versi dicevamo false, solamente;
oggi però ineluttabilmente (cioè, forse per
sempre) annegate nel mendace politichese!

 

 

 

PoetaMatusèl legge
BUY NOW, PAY LATER (TUTTO A RATE)

 

 

* LINK * ‘Tracimano i fossi di false speranze…’
Qui trovi i versi ai quali questa poesia fa riferimento

 

* LINK * Le case di Goffredo Parise, a Ponte di Piave (TV)

 
 
 
 

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TENERA MATTINATA TRENTINA

 

 

Scorgo, tra i rami, un nido di corvo,
ora che foglie si fanno più rade.
Pigra svolazza tra viti una gazza
e un unico merlo saluta il mattino.
La valle è fresca di nuvole lievi
e il cuore leggero, per buone parole.
Il corpo acciaccato accetta lo scambio,
non equo, ma tutto a favore dell’anima.
La strada m’invita a un discendere facile,
ma io, se pur vecchio, un falco rimango
e tuttora anelo, piuttosto, alle nuvole alte,
che, tiepido, il sole non penetra ancora.
Per attimi sapidi, magici, quasi beati,
mi mancano solo cascate di riccioli!

 

 

PoetaMatusèl legge
TENERA MATTINATA TRENTINA

 

 

 

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ATTESI CATACLISMI E MANI PIETOSE

 

 

Venne una man dal cielo,
E in più spirabil aere
Pietosa il trasportò;

– Alessandro Manzoni

A Laura

 

Guarda, il Piave quest’oggi è di nuovo
color caffelatte, con tocco di muffa,
e quest’autostrada, che porta di corsa
verso radiografie del torace, urgenti,
ormai la conosco davvero a memoria!

Sai, amavo guidare, ma ora è una noia
percorrere tanti chilometri senza capire
bene dove sto andando… o dove dovrei.
Mai mai come ora mi ero sentito, mai,
come se la vita più non mi appartenesse;
mai prima d’oggi avevo mai percepito
sensazioni di deriva, abbandono, apatia.

Eppure è già maggio: acacia e sambuco
– li vedi? – presenti all’appello, ma vorrei
solo mancare io stesso all’appello, tra poco.
Più brava, la Terra anche quest’anno rinasce
e avrei anch’io tanto bisogno di rinascita,
ma forse, per rinascere, prima bisogna morire?

Improbabile giglio, tutto giallo, tra l’erba spicca;
e vigneti a perdita d’occhio, ormai già vestiti
di uniformi livree di un bel tenero verde, gioioso.
Lentissimo traffico dà spazio alla meditazione,
mentre tituba l’ennesimo scroscio del giorno.

Contadina bestemmia: niente fieno, quest’oggi,
e l’erba tagliata, delusa, rimane distesa sul prato,
in attesa di quel temporale, che arriva tra poco,
tempesta di vita, che anch’io attendo, trepido …

Ma forse sei tu quell’angelo tenero, impavido,
mandato da divinità a me ormai sconosciute,
che mi prende per mano e mi porta alla luce,
in arie più respirabili – fossero anche di esìli!

 

 

 

PoetaMatusèl legge
ATTESI CATACLISMI E MANI PIETOSE

 

* YouTube * Clicca qui, per vedere il breve video
da cui nasce questa poesia …

 

 

 

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