PRIMAVERA DIVERSA… E PIÙ VERA!

 

Rami spogli di tristi alberi - Foto Guido Comin PoetaMatusèl

Rami spogli di tristi alberi – Foto Guido Comin PoetaMatusèl

 

“dàime la man, putèla, compàgna ‘l mè sintér
gh’è i zirési ‘n pel pu pàlidi, i se strùssia armelinàri
e tut i fiori ‘ntorn i ‘ndòra ‘l bosch che sbògia …”

Diaolin Giuliano Natali

 

A Silva

 

Un sole pallidissimo, che appena si fa strada
tra i rami scuri e ancora spogli di tristi alberi,
non fa certo una primavera degna del nome.
Rallegrano però altri alberi, tutti ricoperti già
di fiori, e merli e passeri si danno un gran da fare,
ad azzuffarsi ferocemente per poche femmine.

Più discrete, cornacchie e gazze lo fanno, ma
lontano da occhi umani troppo invadenti.
Crochi e narcisi scoppiano ormai ovunque,
incuranti del folle traffico che tutto inquina;
persino forsizie, laggiù trovate già sfiorite,
ora sfoggiano qui le splendide livree gialle.

Ma la nostra primavera è ben altra cosa,
se ci ritroviamo a quel bivio, dove allora
ci lasciammo, nel bosco, per seguire strade
diverse, eppure di rado troppo divergenti.
E vorrei ora prenderti la mano, per mai più
lasciarla e fare in modo che ogni minuto,
che ancora ci sarà dato, non duri per meri,
miseri secondi, bensì una piccola, preziosa
Eternità!

 

 

Rallegrano altri alberi... - Foto Guido Comin PoetaMatusèl

Rallegrano altri alberi… – Foto Guido Comin PoetaMatusèl

 

 

AUDIO * FILE * AUDIO PoetaMatusèl legge
PRIMAVERA DIVERSA… E PIÙ VERA!

Musica: Jules Massenet, Méditation, dall’opera ‘Thaïs’
Violino: Steven Cheng

 
 
 

  

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DOPO IL TERREMOTO, RICOMINCIARE!

 

 

A   Gi

 

Mi sento come potrebbe sentirsi un terremotato,
mentre vago tra immani macerie di Vita e tento
di capire che cosa potrei mai trovare che valga
la pena di essere ancora cercata, salvata, portata
con me in altre vite, che petulanti mi chiamano
già: ammiccano, invitano, come puttane sull’uscio
di bettole in porto di mare negli anni Sessanta.
Poi, mentre dispero e lascerei tutto, chiedendomi
ad alta voce se non sarei stato meglio anch’io là,
sotto quelle macerie, mi giunge folata di un alito
dolce che riconosco all’istante; poi segue la voce,
che sempre sorride e solo parla di Amore, anche
per tutto questo infernale marasma. E sono salvo!

 

 

 

 

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DOPO IL TERREMOTO, RICOMINCIARE!

 
 
 

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SVEGLIARSI DAVVERO CONTROVOGLIA

 

 

Alle 4 e 30 i merli intentano già un’aubade,
ma io preferirei non destarmi da questo
torpore quasi oppiaceo, indotto, per non
iniziare anche oggi a pensare ad un mondo
che va sempre peggio, dove ancora bambini
possono scegliere tra un morire annegati
oppure di fame; dove dannati nazionalisti
erigono muri e recinti; dove le ruspe fanno
tabula rasa di immani macerie di sogni;
dove ancora piovono bombe, anziché caramelle,
e politici benestanti (guarda caso!) comprano
uteri come io indispensabili mutande nuove …
Preferirei ancora sognare dolci, esotici occhi
che mi attendono all’ombra di freschi palmizi,
in un’oasi provvidenziale, nel mezzo del nulla.
Ma Turdus merula, petulante, insiste e ricorda
che sono io stesso un migrante: urge, pertanto,
ripartire! Non vi è, ormai, altra cosa da fare.

 

 

 

 

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SVEGLIARSI DAVVERO CONTROVOGLIA

 
 
 
 

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ATTESI CATACLISMI E MANI PIETOSE

 

 

Venne una man dal cielo,
E in più spirabil aere
Pietosa il trasportò;

– Alessandro Manzoni

A Laura

 

Guarda, il Piave quest’oggi è di nuovo
color caffelatte, con tocco di muffa,
e quest’autostrada, che porta di corsa
verso radiografie del torace, urgenti,
ormai la conosco davvero a memoria!

Sai, amavo guidare, ma ora è una noia
percorrere tanti chilometri senza capire
bene dove sto andando… o dove dovrei.
Mai mai come ora mi ero sentito, mai,
come se la vita più non mi appartenesse;
mai prima d’oggi avevo mai percepito
sensazioni di deriva, abbandono, apatia.

Eppure è già maggio: acacia e sambuco
– li vedi? – presenti all’appello, ma vorrei
solo mancare io stesso all’appello, tra poco.
Più brava, la Terra anche quest’anno rinasce
e avrei anch’io tanto bisogno di rinascita,
ma forse, per rinascere, prima bisogna morire?

Improbabile giglio, tutto giallo, tra l’erba spicca;
e vigneti a perdita d’occhio, ormai già vestiti
di uniformi livree di un bel tenero verde, gioioso.
Lentissimo traffico dà spazio alla meditazione,
mentre tituba l’ennesimo scroscio del giorno.

Contadina bestemmia: niente fieno, quest’oggi,
e l’erba tagliata, delusa, rimane distesa sul prato,
in attesa di quel temporale, che arriva tra poco,
tempesta di vita, che anch’io attendo, trepido …

Ma forse sei tu quell’angelo tenero, impavido,
mandato da divinità a me ormai sconosciute,
che mi prende per mano e mi porta alla luce,
in arie più respirabili – fossero anche di esìli!

 

 

 

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ATTESI CATACLISMI E MANI PIETOSE

 

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da cui nasce questa poesia …

 

 

 

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