QUASI PASQUA, DI PIOGGIA

 

 

Aspettiamo la pioggia promessa di Pasqua,
temporeggiando su visite a pronti soccorsi
per improvvisa inattesa ipertensione
arteriosa, che si aggiunge ad una dozzina
di altre piccole e grandi magagne di vario
genere, che in realtà sarebbero proprio
da accogliere come strenne pasquali
che ci regala un cielo che poco promette
di buono, se non acqua non necessaria.
Accoglierle dunque come manna, davvero,
perché, in fondo in fondo, a pensarci bene,
a mente lucida, colazione ormai fatta,
persino gli acciacchi sono segni che
– in barba ai fattori contrari, alla sfiga
di sempre, karma in caduta, congiunzioni
di astri contrari, leggi di Murphy e quant’altro –
noi, (s)fortunati, gli eletti, ancora viviamo!

 

 

 

 

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QUASI PASQUA, DI PIOGGIA

 
 
 
 

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Copyright © 2015 Guido Comin PoetaMatusèl – Belluno, Italy. All rights reserved.

 

 

 

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VAGHE REMINISCENZE DI VERMEER

 

 

A Desara, che rimane sempre una Musa

 

Ragazza, Tu non ci sei ma non sparisci,
ma rischiari giorni cupi con dolci sorrisi
e quando penso ai tuoi occhi buoni sento
qualcosa di indefinibile nell’anima, un velo
che mi accarezza, delicato come un’amante.

Fu il nostro un incontro improbabile, male
scarabocchiato in qualche librone del fato,
che girò subito pagina quel vento di mare;
un dado che forse non venne mai tratto.

E poi Tu sei quasi sparita, ma solo quasi,
perché divenisti una musica dolce di ali,
ritmate assonanze di lunghi versi, assolati,
diventando così insostituibile ispiratrice
di poesia tenera, delicata, che dice e non dice.

Ma Tu l’avevi capito di esserti trasformata
nella dolce modella dall’orecchino di perla?

 

 

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VAGHE REMINISCENZE DI VERMEER

 
 
 
 

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PRIMO GIORNO DI UN LUCIDO AUTUNNO

 

 

A Silva

 

Allungo una mano sopra il letto, però non ti trovo.
Ma, tutto sommato, forse va bene così: è giusto fare
già un poca di pratica fin da adesso, per quando,
tra non molto, tu non ci sarai più, nel letto ogni notte;
né altrove, nei soliti posti, quei nostri luoghi di sempre.
Oppure per quando sarò io quello a non esserci più.
E non perché ci saremo stufati l’uno dell’altra, no, no.
Sarà accaduto soltanto perché noi due ci saremo trovati,
come due orsi bianchi – o polari – su due lastroni di
ghiaccio del pack che si sono spezzati e poi separati,
perché il mondo intero è così che si sta disintegrando,
squagliando in modo lento, ma in compenso inesorabile,
volutamente inevitabile, completamente irreversibile!

 

 

PoetaMatusèl legge
PRIMO GIORNO DI UN LUCIDO AUTUNNO

 

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A ZONZO PER L’EUROPA

 

Navi-nel-Mare-del-Nord-Foto-Guido-Comin

 

Per il mio compleanno

 

Ho trascinato queste ossa
per montagne e fabbriche,
cantieri, uffici e scuole;
cucine, hotel, negozi,
parcheggi e ristoranti;
supermercati e parchi,
ospedali, hotel, macelli.

 

Le rotte di un randagio
sono imprevedibili e
decise dal caso, oppure
seguendo il proprio naso.
E un bel dì ti sei scordato
da che inferno sei partito!

 

Monte-Pizzocco-Belluno-Foto-Guido-Comin

 

PoetaMatusèl legge: A ZONZO PER L’EUROPA

 

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