IL CIELO NON È PIÙ CON NOI …

 

 

A  Silva

 

“Il nostro amore era l’invidia di chi è solo,
era il mio orgoglio, la tua allegria …”

Sergio Endrigo, ‘Canzone per te’

 

Noi due camminavamo insieme per montagne,
complici da subito e complice anche un cane;
e con te monti ancora ne avrei scalati molti.
Perché era tra i miei monti che iniziava tutto:
con simpatia, uno sfogo, inattese confidenze.
Un invito a cena tra le nuvole e i miei gracchi,
che giocosi volteggiavano, quasi a festeggiare.
E poi mari troppo caldi per poterci rinfrescare,
o note foreste tanto nere da perdercisi dentro;
oppure, a sorpresa, una polenta coi tuoi totani
squisiti, per tentarmi, passato un temporale;
o uova con asparagi, bruscandoi o s-ciopetìn.
E Sira sempre in mezzo – come ’l xioba! – era
lei il nostro angelo custode, poi mancato troppo.
E intanto, subdola, la Vita ci macchinava sotto
per dividerci, con cento trabocchetti inevitabili.
Forse furono, in qualche olimpo, gelose divinità?
Ora, sul vasto mare, va una nave senza nocchiero
e un nocchiero è marinero en tierra – senza nave.
Poi, quale dei due sia quale, lascio a Te la scelta!

 

 

 

 

AUDIO * FILE * AUDIO PoetaMatusèl legge
IL CIELO NON È PIÙ CON NOI …

 
 

NOTA: Quel “marinero en tierra”
l’ho rubato a Rafael Alberti!

 
 
 

  

Prezioso Visitatore che mi leggi, un breve commento, anche solo un saluto, non ti costa che un piccolissimo sforzo, però farà un enorme piacere a me, quando lo leggerò! Grazie di cuore!!   :O)

 

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NUOVO DOLORE E VECCHI RICORDI (DI EUGENIO)

 

 

Avrei voluto aiutarti ancora a scendere
infinite, illogiche, non montaliane scale,
e tu, per niente mosca tu, per un poeta
– semmai, piuttosto occhio di falco –
con tacchi rotti o meno, di ritorno da
lunghe passeggiate con quel tuo cane
che non è mai stato mio o forse un poco.

Avrei voluto gironzolare ancora per
calli veneziane, dove io mi sarei perso;
o portarti di nuovo sui miei monti,
dove conosco io le geografie dei sassi,
dove yak impavidi ci sbarravano la strada;
lassù ripresentarti ai miei gioiosi gracchi.

Avrei voluto, forse, persino ritrovarmi
ad aspettarti sopra a un fosso brontolando,
mentre raccogli bruscàndoi o s-ciopetìn;
o ad ascoltare te che brontoli, mentre sei
tu che aspetti me, che scatto i miei milioni
di maledette foto di ricordi interminabili.

Ma sono condannato a scontare nuovi esìli!

 

 

PoetaMatusèl legge
NUOVO DOLORE E VECCHI RICORDI (DI EUGENIO)

 

* LINK * Clicca qui, per leggere la poesia di Montale
che avevo in mente…

 

 

 

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