LA LUNA E I FALÒ

 

 

Anche un omaggio a Cesare Pavese

 

Acre odore di fumo intride l’intera pianura,
perché questa sera ovunque si bruciano streghe;
ma il tanfo più insopportabile è quello dei roghi
sui quali ogni giorno si immolano vane speranze
che l’Uomo Futuro possa tra breve tornare
ad essere ancora una volta quel dio primordiale.

Troppo incinta stanotte, la luna non vuole saperne
di romantiche strofe che cantino amori immortali,
né di case in collina che quasi davamo alle fiamme,
né di Morti che forse verranno e avranno i tuoi occhi.
Vorrebbe piuttosto vederci, fumatori moderni di carta,
rispondere no a una Vita – che ancora ci lega le mani!

 

 

 

 

PoetaMatusèl legge
LA LUNA E I FALÒ

 

 

* LINK *FUMATORI DI CARTA, di Cesare Pavese

 

 

 
 
 
 

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CUORE, COME CAMPO D’AUTUNNO

 

 

Il mio cuore è come questo campo
di ottobre, carico di pannocchie,
oasi tranquilla e priva di miraggi:
rassomiglia un lago invernale.

Eppure basta un nulla, l’accenno
di un rumore, di passi sulla strada,
per farlo fremere da parte a parte,
vedere in disordine passeri alzarsi

in volo scompigliato verso il prato,
per poi cambiare rotta d’improvviso,
girare verso il bosco senza meta
o incontro alla città, giù verso valle.

Ed altre volte ancora è uno stormo
tranquillo di colombe che sorvolano
la quiete ritornata nel mio campo.

 

 

PoetaMatusèl legge
CUORE, COME CAMPO D’AUTUNNO

 
 
 
 

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Da “I Versi dell’Airone” di Guido Comin PoetaMatusèl
Copyright © 2014 Albalibri Editore. All rights reserved.

 

 

 

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CONTINUA A PIOVERE TROPPO!

 

 

Satura, la campagna non vuole più saperne
d’incancrenite chiacchiere infinite
di brutti burattini, infami, inebetiti,
tirati a lunghi fili – occulti ma non troppo –
da ignobili e non ignoti, benché remoti,
spietati, vecchi, moderni Mangiafuoco!

Sotto la pioggia, fame, dicevano i nostri
nonni, e qui si parla d’ebola e di altre
probabili ma ancor lontane favole,
ma il popolo ormai in coma morirà,
di morte meno poetica, ben prima:
miseramente, prosaicamente,

di FAME!

 

 

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CONTINUA A PIOVERE TROPPO!

 
 
 
 

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VAGHE REMINISCENZE DI VERMEER

 

 

A Desara, una perla, che
rimane sempre una Musa

 

Ragazza, Tu non ci sei
ma non sparisci,
ma rischiari giorni cupi
con dolci sorrisi
e quando penso ai tuoi
occhi buoni sento
qualcosa di indefinibile
nell’anima, un velo
che mi accarezza,
delicato come un’amante.

Fu il nostro un
incontro improbabile, male
scarabocchiato in qualche
librone del fato,
che girò subito pagina
quel vento di mare;
un dado che forse non
venne mai tratto.

E poi Tu sei
quasi sparita,
ma solo quasi,
perché divenisti una
musica dolce di ali,
ritmate assonanze di
lunghi versi, assolati,
diventando così
insostituibile ispiratrice
di poesia tenera,
delicata, che
dice e non dice.

Ma Tu l’avevi capito
di esserti trasformata
nella dolce modella
dall’orecchino di perla?

 

 

PoetaMatusèl legge
VAGHE REMINISCENZE DI VERMEER

 
 
 
 

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TENERA MATTINATA TRENTINA

 

 

Scorgo, tra i rami, un nido di corvo,
ora che foglie si fanno più rade.
Pigra svolazza tra viti una gazza
e un unico merlo saluta il mattino.
La valle è fresca di nuvole lievi
e il cuore leggero, per buone parole.
Il corpo acciaccato accetta lo scambio,
non equo, ma tutto a favore dell’anima.
La strada m’invita a un discendere facile,
ma io, se pur vecchio, un falco rimango
e tuttora anelo, piuttosto, alle nuvole alte,
che, tiepido, il sole non penetra ancora.
Per attimi sapidi, magici, quasi beati,
mi mancano solo cascate di riccioli!

 

 

PoetaMatusèl legge
TENERA MATTINATA TRENTINA

 

 

 

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