FIUMI INQUIETI DI ACQUE ORMAI QUASI INCOLORI (Ovvero: CREPUSCOLO SUL PIAVE)

 

 

Non si scende sul greto del fiume, stasera:
là dove ieri il passaggio era reso possibile
da un piccolo guado d’acqua meno profonda,
il Piave ha ripreso possesso di tutto il suo letto.
Una massa d’acque ormai quasi incolori,
in questo crepuscolo incerto di luglio,
incute se non soggezione (non ho paura
dell’acqua) almeno un dovuto rispetto.
Anche il cane, inquieto, annusa la riva,
forse memore ancora di bagni non graditi,
sopportati due, forse tre stagioni addietro.
Almeno lei, se alza la testa fiutando l’aria,
può sentire, con assai ragionevole anticipo,
l’odore di quel temporale, di cui tanto teme
il fragore del tuono, ignoto, se pure remoto.
Così siamo noi, spesso inquieti in attesa
di burrasche non note, uragani e tempeste
che spesso si abbattono tra capo e collo,
cogliendoci quasi sempre mal preparati.
Siamo inquieti, perché noi, diversi dal cane,
meno attrezzati, non abbiamo nemmeno
quel fiuto, che ci possa per tempo svegliare!

 

 

 

 

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FIUMI INQUIETI DI ACQUE ORMAI QUASI INCOLORI

 

 

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IMMERITATI DONI DELLA TERRA

 

 

M’incanto a guardarti negli occhi,
ma intanto Tu non hai occhi che
per i miei sassi! “Che belli, che belli,
ma li hai fatti tu?” mi dici, svampita.
Io continuo a fissarti in quei tuoi
meravigliosi occhi di cielo d’aprile,
mentre rispondo, alquanto distratto:
“Veramente, li avrebbe … fatti la Terra.”
Poi, continuo in un soliloquio sereno:
“… e tu, mia bionda stupenda scemenza,
tu non li meriti questi sassi, tu proprio
non ci meriti, né loro né me, no tu –
Tu non ci meriti! Perciò, sai cosa ti dico?
CIAO, me ne vado! E mi porto via i sassi!”

 

 

 

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IMMERITATI DONI DELLA TERRA

 

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FOSSI, FIUMI E MARI… MAGARI DI MERDA!

 

 

Tortuoso biscione, argenteo
serpente si snoda
nel tiepido sole di maggio,
tra alberi e prati,
accanto a galline incuranti
del traffico pazzo.
I miei tortuosi pensieri
accarezzano l’acqua,
ma solo sfiorandola appena
con diafane dita
di luce, quell’acqua che
sa di freschezza
davvero, al guardarla,
ma forse è già marcia;
come tutto l’ambiente,
habitat terribilmente
inquinato, bruciato e forse
distrutto per sempre.

La Terra rinascerà, magari
più splendida ancora,
ma sarà sparita la creatura
assai poco sapiens.

Con grande sollievo di tutto
l’intero Creato!

 

 

 

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FOSSI, FIUMI E MARI… MAGARI DI MERDA!

 

 

 

 

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ATTESI CATACLISMI E MANI PIETOSE

 

 

Venne una man dal cielo,
E in più spirabil aere
Pietosa il trasportò;

– Alessandro Manzoni

A Laura

 

Guarda, il Piave quest’oggi è di nuovo
color caffelatte, con tocco di muffa,
e quest’autostrada, che porta di corsa
verso radiografie del torace, urgenti,
ormai la conosco davvero a memoria!

Sai, amavo guidare, ma ora è una noia
percorrere tanti chilometri senza capire
bene dove sto andando… o dove dovrei.
Mai mai come ora mi ero sentito, mai,
come se la vita più non mi appartenesse;
mai prima d’oggi avevo mai percepito
sensazioni di deriva, abbandono, apatia.

Eppure è già maggio: acacia e sambuco
– li vedi? – presenti all’appello, ma vorrei
solo mancare io stesso all’appello, tra poco.
Più brava, la Terra anche quest’anno rinasce
e avrei anch’io tanto bisogno di rinascita,
ma forse, per rinascere, prima bisogna morire?

Improbabile giglio, tutto giallo, tra l’erba spicca;
e vigneti a perdita d’occhio, ormai già vestiti
di uniformi livree di un bel tenero verde, gioioso.
Lentissimo traffico dà spazio alla meditazione,
mentre tituba l’ennesimo scroscio del giorno.

Contadina bestemmia: niente fieno, quest’oggi,
e l’erba tagliata, delusa, rimane distesa sul prato,
in attesa di quel temporale, che arriva tra poco,
tempesta di vita, che anch’io attendo, trepido …

Ma forse sei tu quell’angelo tenero, impavido,
mandato da divinità a me ormai sconosciute,
che mi prende per mano e mi porta alla luce,
in arie più respirabili – fossero anche di esìli!

 

 

 

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ATTESI CATACLISMI E MANI PIETOSE

 

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LA PIOGGIA, SANATORIA TOTALE

 

 

La pioggia, annunciata da ieri,
con lauti interessi di mora
stamattina nel buio è arrivata.
Ed è così che l’intera nazione
(a parte quei pochi sapienti che non
fanno testo, ma solo eccezione)
attende la pioggia, una manna
che scenda dal cielo a sanare
le miserie, la fame e la corruzione,
lo spread coi germanici Bund,
vergognose pensioni, i ritardi
burocratici, i soprusi, le chiacchiere
infinite e bugiarde dei politicanti,
l’inconsolabile, nera disperazione
di chi perde un figlio annegatosi
per una patente di merda, ritirata!
La pioggia, sapete, l’attende così,
quasi senza speranza, il desolato
e immenso Desierto de Atacama…

 

 

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LA PIOGGIA, SANATORIA TOTALE

 

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