L’UOMO ERA PER TUTTE LE STAGIONI

 

 

Voi le ricordate le stagioni? Quando, ai bei tempi,
dipinti di Natura scandivano il passare della Vita?

L’autunno era il ritorno, indesiderato, nella scuola,
però ci consolavano gustosissime, grandi castagnate,
e le pannocchie, arrostite sulla brace, e traversate
di provvisori laghi nella pioggia, con gli stivali pieni.

L’inverno era la gioia della neve, slittini e ‘musse’,   *
palle e pupazzi ilari, da salutare prima di dormire;
la trepida attesa del Natale, il muschio del presepe;
grandi silenzi fatti di ovatta, e geloni a mani e piedi.

La primavera era, innanzitutto, la grande gioia di
non dovere più indossare dannate maglie di lana
che mordevano la nostra pelle delicata di bambini;
ma anche il verde tenero, che rispuntava ovunque.

E poi l’estate, di nuovo, finalmente, stagione di
cento folli giochi inventati con poco, quasi nulla:
corse ciclistiche coi tappi corona in cima ai muri,
caccia alle miti nottole, per poi lasciarle andare.

Oggi, senza stagioni, l’Uomo disorientato non sa
più cosa-dove-come-quando fare quello che deve,
o che dovrebbe fare, e vaga sulla faccia della Terra,
pellegrino senza scopo di cammino, né meta, né Dio!

 

*   Grandi slitte, trainate a mano, per trasportare legna, fieno, etc.

 

 

PoetaMatusèl legge
L’UOMO ERA PER TUTTE LE STAGIONI

 

 

 
 
 
 

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NON FA ABBASTANZA FREDDO (PER UN FEBBRAIO)

 

 

C’è nell’aria un profumo
di primavera precoce,
con queste temperature
– meteorologicamente
parlando – troppo alte,
per questa stagione.

 

Nei fossi le folaghe
già felici folleggiano
nel tepore inatteso del
sole delle due e mezza.

 

Davanti all’asilo, i bimbi
si ricreano chiassosi,
nei raggi di tiepido fumo,
su asfalti di brina disciolta.

 

In riva al canale salici,
con occhi per ora aridi,
promettono a breve termine
lacrime interminabili.

 

Ammiccano monti lontani
di nevi che i soli sfidano
e vigneti a perdita d’occhio
– file di ferrei guerrieri –
vigliacche promesse intonano
per inutili maschi – di vini.

 

E sento, con eccessivo anticipo,
vellutato, il profumo di viole.

 

 

 

PoetaMatusèl legge:
NON FA ABBASTANZA FREDDO (PER UN FEBBRAIO)

 

 

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