M’incanto a guardarti negli occhi,
ma intanto Tu non hai occhi che
per i miei sassi! “Che belli, che belli,
ma li hai fatti tu?” mi dici, svampita.
Io continuo a fissarti in quei tuoi
meravigliosi occhi di cielo d’aprile,
mentre rispondo, alquanto distratto:
“Veramente, li avrebbe … fatti la Terra.”
Poi, continuo in un soliloquio sereno:
“… e tu, mia bionda stupenda scemenza,
tu non li meriti questi sassi, tu proprio
non ci meriti, né loro né me, no tu – Tu non ci meriti! Perciò, sai cosa ti dico?
CIAO, me ne vado! E mi porto via i sassi!”
Tortuoso biscione, argenteo
serpente si snoda
nel tiepido sole di maggio,
tra alberi e prati,
accanto a galline incuranti
del traffico pazzo.
I miei tortuosi pensieri
accarezzano l’acqua,
ma solo sfiorandola appena
con diafane dita
di luce, quell’acqua che
sa di freschezza
davvero, al guardarla,
ma forse è già marcia;
come tutto l’ambiente,
habitat terribilmente
inquinato, bruciato e forse
distrutto per sempre.
La Terra rinascerà, magari
più splendida ancora,
ma sarà sparita la creatura
assai poco sapiens.
Con grande sollievo di tutto
l’intero Creato!
PoetaMatusèl legge
FOSSI, FIUMI E MARI… MAGARI DI MERDA!
Today I felt in my nostrils
the powerful smell of the sea,
but, sweetheart, it wasn’t that sea
where we both strolled together,
along dimly-lit beaches of hope,
where for instants I dreamed that you could be the whole universe –
and nothing more beautiful, ever!
Today that same sea takes me far,
oh! so very distantly far from you,
like a new mermaid that lures me
towards unknown, remote, dangerous
waters, or uncharted dunes in the desert,
where a final destiny – an end-of-the-line –
impatiently ambushes impossible dreams…
Venne una man dal cielo,
E in più spirabil aere
Pietosa il trasportò;
– Alessandro Manzoni
A Laura
Guarda, il Piave quest’oggi è di nuovo
color caffelatte, con tocco di muffa,
e quest’autostrada, che porta di corsa
verso radiografie del torace, urgenti,
ormai la conosco davvero a memoria!
Sai, amavo guidare, ma ora è una noia
percorrere tanti chilometri senza capire
bene dove sto andando… o dove dovrei.
Mai mai come ora mi ero sentito, mai,
come se la vita più non mi appartenesse;
mai prima d’oggi avevo mai percepito
sensazioni di deriva, abbandono, apatia.
Eppure è già maggio: acacia e sambuco
– li vedi? – presenti all’appello, ma vorrei
solo mancare io stesso all’appello, tra poco.
Più brava, la Terra anche quest’anno rinasce
e avrei anch’io tanto bisogno di rinascita,
ma forse, per rinascere, prima bisogna morire?
Improbabile giglio, tutto giallo, tra l’erba spicca;
e vigneti a perdita d’occhio, ormai già vestiti
di uniformi livree di un bel tenero verde, gioioso.
Lentissimo traffico dà spazio alla meditazione,
mentre tituba l’ennesimo scroscio del giorno.
Contadina bestemmia: niente fieno, quest’oggi,
e l’erba tagliata, delusa, rimane distesa sul prato,
in attesa di quel temporale, che arriva tra poco,
tempesta di vita, che anch’io attendo, trepido …
Ma forse sei tu quell’angelo tenero, impavido,
mandato da divinità a me ormai sconosciute,
che mi prende per mano e mi porta alla luce,
in arie più respirabili – fossero anche di esìli!
PoetaMatusèl legge
ATTESI CATACLISMI E MANI PIETOSE