VICINO A QUEL GIRO DI BOA

 

 

Bella estate? Quella la scrisse Pavese.
Finché sento cicale frinire, non vivo,
se non in uno stato semivegetativo,
in una specie di apnea, quasi completa.
Bene qui stanno solo i placidi cigni,
con la pancia nell’acqua, e i litigiosi
gabbiani, che bassi sorvolano i tetti…
Verrà poi l’autunno, col suo fresco
e quell’improvviso sparire dei rondoni
e i mille colori, da vedere per l’ultima
volta, sì, perché sarà questo il tempo
di arrivo a quel bivio, alla svolta
da prendere o dare a una vita che
di senso ormai sembra averne assai
poco, almeno in questo formato
presente, che solo va avanti per forza
di gravità e, se si muove, è per inerzia.

 

 

 

 

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VICINO A QUEL GIRO DI BOA

 

 

 
 
 
 

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PRIMA DOMENICA DI AGOSTO

 

 

Bastano poche gocce a cacciare i pavidi
e così lasciare che il molo sia tutto mio.
Gli oleandri, assetati, invece ringraziano.
Gli aquiloni cinesi oggi non volano
sulla battigia derubata del suo libeccio
e le barche a vela andranno soltanto
pianissimo, a motore, via dall’estuario.
All’orizzonte, le petroliere immobili,
meri trattini, traits d’union tra il mare
e le nuvole, oggi sparse davvero ovunque.
È una domenica senza senso né direzione;
senza motivo di essere dove ormai siamo;
senza il colore di occhi che ci consolino.

 

 

 

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PRIMA DOMENICA DI AGOSTO

 

 

 
 
 
 

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CON LA CINA VICINA O LONTANA

 

 

Il sole fatica a spuntare, stamani,
io sotto la solita coppia di palme,
due: palma e palmetta, le stesse …
Poi, giornata sprecata a dormire.
…………………………….
Senza gli amici però questa sera
la pizza ha un gusto diverso.
Campane del duomo, invadenti,
rintoccano un’ora che dire non so,
da marcate pendenze improbabili,
ricordando che il tempo non ferma,
anzi, accelera, e che Cina magari
– pur con le borse in declino –
non è poi davvero vicina, ma lo è
invece la fine di un’ennesima fetta di
vita, tormentata, randagia, dannata.
E la torta, sapete, scarseggia oramai,
candele già spente da tempo scordato;
e forse comunque di torte, oramai, ne
ho proverbialmente già piene le palle!

 

 

 

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CON LA CINA VICINA O LONTANA

 

 

 
 
 
 

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MARE NOSTRUM? LA NOSTRA VERGOGNA!

 

 

Dedicata ai troppi Bimbi
annegati nel Mediterraneo

 

Non è la stanchezza, è l’afa che uccide i pensieri,
oppure risveglia i peggiori, sopiti da lungo tempo.
Domani è un altro giorno, ma non uno qualunque.
Io nell’attesa mi faccio un fresco gelato al limone!
Quarto piano, terrazza, vecchia sdraio. Regalata.
Guardo il cielo, aspettando la pioggia, ma nuvole
sparse promettono poco, a quest’ora, quando i lesti
gabbiani riposano ormai e la musica arriva quassù
dal bar dove tu stai con coloro che tu chiami amici.
E il vento dall’ovest è muto di urla di bimbi felici,
che cavalcano enormi altalene e mangiano sabbia;
mentre bimbi diversi non gridano né grideranno
mai più, in questo mondo schifoso, da cui certo
dovrebbero arrivare alle stelle le urla di popoli
interi, che gridassero a squarciagola all’unisono,
verso dèi noncuranti che tacciono ad oltranza,
un’unica forte parola, otto chiarissime lettere:
VERGOGNA! VERGOGNA! VERGOGNA!

 

 

 

 

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MARE NOSTRUM? LA NOSTRA VERGOGNA!

 
 
 
 

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LA SOLITUDINE DEL PORTIERE DI NOTTE

 

 

Dedicata a Me Stesso

Ore 11 e 10: l’ambulanza imbarca l’anziano signore,
assai preoccupata la moglie. (Sarà mica un infarto?)
Poi, torna il rumeno che parla l’inglese di Londra,
la moglie ha in braccio la bimba che dorme serena.
All’una rientra il vegliardo, più arzillo di prima!
Forse più che la flebo gli ha giovato gustarsi la vista
con forma di bella infermiera, di fresco qualificata.
Alle 2, precisi, i primi helvetici partono. Deo gratias,
si portano via anche il discolo pargolo urlante, anni 5.
Un’ora, una sola, giusto il tempo di iniziare a sognare,
poi ne arriva un altro di discolo pargolo, più grande,
con gli amici chiassosi di sempre; rispetto di nulla.
Risulta che quelli dello Zug (che non è un treno)
partiranno anche loro proprio ora, alle 4 e 40,
non dopo la lauta colazione, come da programma.
Mentre il merlo intona, puntuale, la solita aubade.
Alla quale poi segue il frastuono monotono e cupo
delle tortore, che in alto dai pini decorano macchine.
Inutile e stupido ancora sperare di chiudere occhio.
Alle 5 è giorno ormai fatto e uno spicchio di luna
preannuncia che presto la notte sarà tutta buia.
Le surfinie, che di giorno a bordo piscina ne vedon
di belle e di brutte – con preponderanza di brutte –
dormono ancora, noncuranti del sole che sorge.
Poco dopo le 6 da improbabili, inutili scale discende
un teutonico angelo vero, soltanto bardato da atleta
e tutt’altro che asessuale (Posso aprirle la porta?)
Ora sì che son sveglio e venisse alla mente un’aria
di un’opera a caso, sarebbe quella dalla Turandot.

 

 

 

 

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LA SOLITUDINE DEL PORTIERE DI NOTTE

 

 

* YouTube *
Luciano Pavarotti canta “Nessun dorma”

 

 

 
 
 
 

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