DUE OCCHI E NATURA MI SALVANO!

 

 

A   Gi

 

Nuvole folli sopra i cipressi del camposanto,
l’unico luogo dove è ancora possibile vivere,
pare, in pace e senza incessanti rotture di palle.
Il sordo gru-gru di coppie di tortore dal collare
distrae poco dai cerchi concentrici di pensieri
concentrati sull’ineluttabilità di commettere
quel primo fatidico passo, che dovrà riportare
la vita a qualcosa di più della sopravvivenza.
Mi trascino come uno zombie, o forse redivivo,
pensando a sentieri nel bosco, alla moda di Frost,
dove domani sarà impossibile non decidere quale.
In questa deriva insensata, davvero inspiegabile,
mi assale improvviso e fragrante il saluto di bianche
campanule sporche di giallo – Edgeworthia chrisantha!
Allora rivedo i tuoi occhi, in un dolce rimprovero
per questa mia esagerata e assai protratta malinconia.
Ok, ti accontento e ci provo: imbastisco un sorriso.

 

 

 

 

PoetaMatusèl legge
DUE OCCHI E NATURA MI SALVANO!

 
 

* LINK *Clicca qui, per leggere ed ascoltare
‘The Road Not Taken’, di Robert Frost

 
 
 
 

Prezioso Visitatore che mi leggi, un breve commento, anche solo un saluto, scritto qui sotto – o un ‘Mi Piace’ cliccato – non ti costa che un piccolissimo sforzo, però farà un GRANDE piacere a me, quando lo leggerò! Grazie.   :O)

 

Copyright © 2016 Guido Comin PoetaMatusèl – Belluno, Italy. All rights reserved.

 

 

 

.

AUTUNNALE FARNETICARE

 

 

… E ripasso sul Piave e penso ad acque diverse,
che potresti anche essere Tu, ma saresti un’acqua
purificatrice, come quei sacri fiumi dell’Hindustàn.
Allora, potrei forse anch’io sublimarmi, come
un saggio aborigeno in tempi non tanto lontani.

Fuggono, sulla sinistra, ulivi a famiglie e cipressi
stipati; e nei prati di certo futuri ma ignoti raccolti,
che sembrano foglie di pioppo, però troppo bassi.
E il cuore, che incerto rimane: se andare o restare.

E passo sui campi arati di fresco, già pronti
per dare un bel pasto ai chiassosi gabbiani;
e case che un tempo sentivano grida di bimbi
e panciute massaie con piccole mani sui fianchi.

E passo vigneti ormai depredati dei grappoli,
dall’uomo o meccanici ordigni o da grandine;
e trovo gli aironi sui soliti fossi di sempre
e garzette, snelle scolte vestite di bianco.

È quasi il tramonto di un giorno sprecato
da politici infami, famelici, che ci spingono
inesorabilmente dentro il malefico baratro,
mentre il mais ormai alto racconta storie
di quando, bambini, felice lui ci nascondeva.

In testa ai filari di viti, i roseti guardiani
non serve ormai più che si immolino;
ma resisti Tu, intanto, mia rosa di ottobre,
forse presto ce ne andremo via insieme!

Ora penso a come anche Tu mi sei giunta
addosso di colpo, come un mare in tempesta,
e io – naufrago recidivo – mi sono goduto
dolce-folle pensiero di stare, dopo il naufragio,
da solo con te sopra un’isola che noi, entrambi,
fin da quando bambini, sappiamo non c’è …

 

 

PoetaMatusèl legge
AUTUNNALE FARNETICARE

 

 

Da “I Versi dell’Airone”
di Guido Comin PoetaMatusèl
© 2014 Albalibri Editore

 

 

 

.