LA MIA ULTIMA FAVOLA

 

 

I ristoranti a pranzo e cena straripano
di gente che, indifferente, si ingozza gaia;
nei parcheggi di quelli carissimi, quelli
dove divorano soprattutto il buon pesce,
non c’è neanche posto per una bicicletta.
Uomini inconsapevoli come il mio cane,
che senza accorgersene spaventa le gazze,
mentre annusa noncurante le foglie morte.
Hanno potato acacie e salici lungo i fossi,
è così tutta ordinata e pulita la primavera,
che sembrerebbe quasi d’essere in Austria!
Hanno appianato con tanti camion di ghiaia
le troppe buche della strada del camposanto
e pianificato assai bene la bella catastrofe.
Nessuno si è accorto di mezzenotti scoccate
da tempo immemore su orologi ormai rotti
e milioni danzano ancora – da Cenerentole.

 

 

PoetaMatusèl legge
LA MIA ULTIMA FAVOLA

 

 

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LA STANZA DELLE MOSCHE MORTE

 

Mosca morta sul davanzale

 

Tua mamma non sa più
che pesci prendere con te,
simpatica scimmietta,
dolce ribelle dispettosa.

Mi rubi occhiali e libri
e poi mi stuzzichi anche
con righelli e squadre,
e poi con calci in aria.

Il papi che sta male
sul divano, si arrende
ad irreversibili realtà,
vie non ripercorribili.

Poi, con occhi intensi,
mi racconti – come fosse
uno dei più grandi Segreti
della Vita – di una stanza

(non dirlo a mamma!)
da tempo ormai relegata
al triste ruolo di cimitero,
riservato… solo alle mosche.

 

Bimba che zittisce

 

    PoetaMatusèl legge:   LA STANZA DELLE MOSCHE MORTE

 

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MADRE, ECCO TUO FIGLIO!

 

A mia madre Corinna

 

In una giornata
fredda umida nebbiosa,
è venuto alla tua fossa,
Madre, il “figlioletto-tuo-
che-ancor-cerca-la-mamma”
e ha concluso che, in fondo,
ma proprio in fondo, cioè là,
sotto quella terra, non ci sei Tu,
ma solo un mucchio d’ossa.

 

 

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