MARE NOSTRUM? LA NOSTRA VERGOGNA!

 

 

Dedicata ai troppi Bimbi
annegati nel Mediterraneo

 

Non è la stanchezza, è l’afa che uccide i pensieri,
oppure risveglia i peggiori, sopiti da lungo tempo.
Domani è un altro giorno, ma non uno qualunque.
Io nell’attesa mi faccio un fresco gelato al limone!
Quarto piano, terrazza, vecchia sdraio. Regalata.
Guardo il cielo, aspettando la pioggia, ma nuvole
sparse promettono poco, a quest’ora, quando i lesti
gabbiani riposano ormai e la musica arriva quassù
dal bar dove tu stai con coloro che tu chiami amici.
E il vento dall’ovest è muto di urla di bimbi felici,
che cavalcano enormi altalene e mangiano sabbia;
mentre bimbi diversi non gridano né grideranno
mai più, in questo mondo schifoso, da cui certo
dovrebbero arrivare alle stelle le urla di popoli
interi, che gridassero a squarciagola all’unisono,
verso dèi noncuranti che tacciono ad oltranza,
un’unica forte parola, otto chiarissime lettere:
VERGOGNA! VERGOGNA! VERGOGNA!

 

 

 

 

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MARE NOSTRUM? LA NOSTRA VERGOGNA!

 
 
 
 

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LA SOLITUDINE DEL PORTIERE DI NOTTE

 

 

Dedicata a Me Stesso

Ore 11 e 10: l’ambulanza imbarca l’anziano signore,
assai preoccupata la moglie. (Sarà mica un infarto?)
Poi, torna il rumeno che parla l’inglese di Londra,
la moglie ha in braccio la bimba che dorme serena.
All’una rientra il vegliardo, più arzillo di prima!
Forse più che la flebo gli ha giovato gustarsi la vista
con forma di bella infermiera, di fresco qualificata.
Alle 2, precisi, i primi helvetici partono. Deo gratias,
si portano via anche il discolo pargolo urlante, anni 5.
Un’ora, una sola, giusto il tempo di iniziare a sognare,
poi ne arriva un altro di discolo pargolo, più grande,
con gli amici chiassosi di sempre; rispetto di nulla.
Risulta che quelli dello Zug (che non è un treno)
partiranno anche loro proprio ora, alle 4 e 40,
non dopo la lauta colazione, come da programma.
Mentre il merlo intona, puntuale, la solita aubade.
Alla quale poi segue il frastuono monotono e cupo
delle tortore, che in alto dai pini decorano macchine.
Inutile e stupido ancora sperare di chiudere occhio.
Alle 5 è giorno ormai fatto e uno spicchio di luna
preannuncia che presto la notte sarà tutta buia.
Le surfinie, che di giorno a bordo piscina ne vedon
di belle e di brutte – con preponderanza di brutte –
dormono ancora, noncuranti del sole che sorge.
Poco dopo le 6 da improbabili, inutili scale discende
un teutonico angelo vero, soltanto bardato da atleta
e tutt’altro che asessuale (Posso aprirle la porta?)
Ora sì che son sveglio e venisse alla mente un’aria
di un’opera a caso, sarebbe quella dalla Turandot.

 

 

 

 

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LA SOLITUDINE DEL PORTIERE DI NOTTE

 

 

* YouTube *
Luciano Pavarotti canta “Nessun dorma”

 

 

 
 
 
 

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BORA DI GIORNI BEATI

 

 

A Norma V.

 

Il vento dell’est questa notte,
che sferza con cavi pennoni,
facendoli urlare di rabbia,
ricorda notti molto lontane
vegliate nel porto, a Trieste,
quando la bora incessante
spazzava l’Androna Baciocchi.
Anime in pena di monsignori
pullulavano in vuoti passaggi;
io sognavo biondissime figlie
di capitani di lungo corso;
e che il mondo prendesse
davvero una rotta migliore.
Oggi, i sogni ormai restano
rari e la vita si è ripresentata
di nuovo coi panni di prima:
una sera di semplice serenità
può consistere nel modestissimo
piacere di trastullarsi a suonare
per docili cigni e furbi gabbiani
– in cima ad un molo ventoso –
un’armonica, seduto su massi,
loro del tutto impassibili e muti.

 

 

 

 

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BORA DI GIORNI BEATI

 

 

 
 
 
 

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È RITORNATO MAGGIO!

 

 

Il sambuco è di nuovo fiorito
e colora le siepi di sempre,
mentre sui cigli e nei fossi
prepotenti, se pur delicati,
papaveri la fan’ da padroni.
I rondoni tagliuzzano l’aria
di un mite, lungo crepuscolo,
con i loro gridii concitati,
quasi volessero dire: Ehi, ci
siamo di nuovo anche noi!

A bordo strada ho sentito,
sporadico, un grillo, il primo,
in mezzo al tarassaco in fiore,
mentre dietro, poco più in là,
un tutt’altro giallo, quello
impossibile del ravizzone,
che tinge l’intera campagna
fino a perdita d’occhio,
ravvivando tenui ricordi
che andrebbero dimenticati.
In mezzo al giovane verde,
l’airone in agguato non fa
proprio alcuna attenzione
a un volatile non avversario,
un piccolo falco (un gheppio?),
fermo in alto, su ali di statica
attesa di piombare su prede
pavide, incaute, inesperte,
o forse soltanto affamate,
come lui che di loro si ciba
e, tra poco, la prole vorace.
Fra così tanta vita e frenetico
movimentarsi di ali e colori,
viene voglia di prendere il volo!

 

 

 

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È RITORNATO MAGGIO!

 

 

 
 
 
 

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NAVIGARE E … NAVIGARE

 

 

Sbatte la tela di un grande ombrellone,
nel vento di aprile; ricorda, nel sole
di nordici fiordi, possente, una vela.
Quando ancora sembrava che
la Vita avesse qualcosa da offrire.
Oggi invece ci sembra di navigare
da tempo soltanto su mari di guano,
sterminati; su oceani di merda.
Con in vista non terra, ma un unico
ipotizzabile ineluttabile epilogo!

 

 

 

 

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NAVIGARE E … NAVIGARE

 
 
 
 

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