“Elusiva Bellunesina” (Poesie per Belluno)

 

 

RICORDI DI UNA BELLUNO ALTERNATIVA

Ricordo che, allievo alla Ricci,
riuscivo talvolta a vedere
qualcosa di più di Belluno:
non solo scuola, stazione,
Piazza dei Martiri, parco.

Allora, ci spingevamo, in due,
o a volte in tre, nell’ora buca,
anche fino a trovare le porte
di accesso alla parte segreta
(almeno per noi), misteriosa,
di questa nostra vetusta città.

Trovando stradine coperte
di ciottoli antichi, la nostra
fantasia ci portava a viaggiare
in tempi remoti e pre-bellunesi,
ad immaginare magnifiche gesta
di eroi forse mai esistiti, ma
più che reali, per noi ragazzini!

Poi, chiedevamo l’ora a qualcuno,
che frettoloso in quel mentre passava
(noi, ovvio, tutti senza orologio),
per scoprire che era l’ora di fare
ritirata strategica verso la scuola:
perché a quei tempi entrare tardi
era guaio da libretto disciplinare.

Così si tornava a sognare sui banchi
di scuola, non più per la strada,
le gesta dei nostri eroi sconosciuti,
almeno finché Teodora (la prof)
non scopriva la latitanza delle nostre
giovani menti, più propense a sognare,
o ad immaginare universi fantastici,
piuttosto che al mero noioso studiare!

 

*

 

MERCATO DI FRUTTA E VERDURA

Quando è stata l’ultima volta
che siete andati a un mercato,
ma non un mercato qualunque,
un mercato di frutta e verdura?

Appena arrivate, sentite profumi
che forse avevate da tempo perfino
quasi del tutto scordati, perché
una verdura, sapete, quando cotta,
non è più la stessa di prima!
Beh, voi, lo sareste? Provate!

Così, come ogni dolce animaletto
è molto più bello da vivo che dopo,
macellato, fatto a pezzi, grigliato,
così anche tutta la frutta e verdura
è stupenda ma soprattutto quando
la vedete sui banchetti del mercato.

Pensate ai colori fantastici di mele,
arance, cedri e limoni; melanzane,
radicchio tardivo, mazzi di rapanelli,
zucchine! E che dire dei ghirigori,
naturali tatuaggi di talune zucche?

La prossima volta che vi trovate
in un mercato di frutta e verdura,
fate un pensiero per chi, con fatica,
ha coltivato, con amore cresciuto
tanta grazia divina! E dite anche grazie
a quelle divinità – ortodosse o pagane –
che avrete deciso, un tempo, di votare!

 

 

 

 

COME SI DIVENTA COMMERCIANTI?

Nei giorni di mercato, tua madre
vi portava entrambe (due bambine)
quasi ogni sabato a vedere la città.
Forse fu così che da grande diventasti
una brava, serissima commerciante:
perché, passando davanti alle vetrine,
che vedevi piene di cose tutte belle,
devi aver già deciso, ancora piccolina,
che anche tu volevi un bel negozio,
ma quello con la vetrina più grande,
dove mostrare al mondo le tue cose,
con cui tentare ogni ignaro passante
che avesse avuto la grande imprudenza
di soffermarsi magari solo un istante.
Sei stata brava e ne hai venduta di roba,
hai mai pensato a quanta, nei decenni?
E di sicuro hai fatto come la formica,
assicurandoti serenità negli ultimi anni,
mentre io – quintessenza di cicalaggine
continuo ancora a regalare i miei prodotti,
perché si sa che di Poesia… non si mangia!

 

*

 

ROSANNA, ELUSIVA BELLUNESINA

Per me, che vivevo in campagna,
tu, amorino mio dolce, ma cittadino,
sembravi davvero qualcosa di molto
remoto, irraggiungibile meta lontana,
di certo non meno lontana di quelle
galassie che sognavo sui libri di scienza.
Venivo a trovarti – ricordi? – in bicicletta,
non pochi i chilometri da affrontare,
ma erano molto giovani e buone le gambe
e tu l’unico doping che di certo bastava
a far pedalare più svelto! Per poi magari
arrivare e trovare tua sorella a dirmi che
eri andata con mamma a fare la spesa!
In centro. Ma dove, in centro? Partivo,
un misto di rabbia e dolore, che smaltivo
sul pavé delle strade del centro, che più
correvi e più ti scuoteva il cervello. Senza
mai poterti incontrare, lasciarmi Belluno
alle spalle e tornare, deluso, al paesello …

 

 

 

 

CUORE, CAMPO DI AUTUNNO BELLUNESE

Il mio cuore è come questo campo
di ottobre, carico di pannocchie,
oasi tranquilla e priva di miraggi:
assomiglia ad un lago invernale.

Eppure basta un nulla, l’ accenno
di un rumore, di passi sulla strada,
per farlo fremere da parte a parte,
vedere in disordine passeri alzarsi

in volo scompigliato verso il prato,
per poi cambiare rotta d’ improvviso,
girare verso il bosco senza meta
o incontro alla città, giù verso valle.

Ed altre volte ancora è uno stormo
tranquillo di colombe che sorvolano
la quiete ritornata nel mio campo,

la pace ritrovata dal mio cuore.

 

*

 

TUTTI FIGLI DI UN UNICO DIO?

A tutti i beoni bellunesi e alle loro belle mogli

Nella bettola, solo fumo e bestemmie,
storie d’Africa e forte odore di vino.
‘Non nominare il nome di Dio invano’
è il primo comandamento dimenticato.
Eppure ognuno di questi rozzi montanari
ha una donna ancora a casa che lo attende
e a cui lui accenna fra un porco-D e l’altro.
Mi metto nei panni di quella donna,
che forse spera nel non ritorno della bestia,
che se gli gira gliene molla anche un paio.
Ma chi può dirlo se davvero sono io,
o sono loro i più vicini a un qualche dio?

 

 

 

 

NUOVI MENÙ ONIRICI
(O DELL’IMMAGINAZIONE)

Senape Maille di Dijon
(all’antica), Tabasco, Angostura,
Worcestershire Sauce,
riso Basmati e long-grain,
instant noodles cinesi,
pepe rosa della Réunion
e verde del Madagascar,
pâté de saumon (rosa!),
salsa di rucola, Tartare,
verde, tonnata, eccetera…

Il tutto rievoca cocktails
e piatti speciali e squisiti,
o bellezze di esotici siti.

Ma mentre misuro la stanza
a passi talvolta di danza,
il piatto più dolce e squisito,
che domina tutto il menù,
o l’unico esotico sito
che alimenta i miei sogni
puoi essere soltanto Tu,
Musa amica che accendi…
ma che dico: che incendi
questa scialba, insipida Vita!

 

*

 

INVANO BATTERE IL FERRO

Non lontano da questa contrada,
in tempi non tanto remoti,
lavoravano gli spadari, maestri
apprezzati persino a Londra.

Lavoravano “a stoffa” il ferro
e l’acciaio, mentr’ erano ancora
caldi, roventi, traendone veri
capolavori di lame, di spade,
spadoni, schiavone e pugnali.

Stridevano l’arse fucine, la forza
motrice – regalo della natura –
era tratta dall’acque dell’Ardo;
il resto faceva il genio artigiano.

Siamo anche noi – poeti – artigiani,
forgiamo e battiamo i nostri di ferri:
le parole, le frasi più belle che
riusciamo a forgiare, a temprare.

A lavoro finito, però, non vendiamo
i nostri artefatti, ma li regaliamo –
a chi non vuole, non dico comprare,
ma, purtroppo, nemmeno ascoltare!

 

 

 

PoetaMatusèl legge
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2 commenti su ““Elusiva Bellunesina” (Poesie per Belluno)

  1. Italina ha detto:

    Molto belle, da leggere e rileggere con piacere

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