ALTRI PAESAGGI, STESSI SENTIMENTI

 

Nel folto del bosco - Foto Guido Comin PoetaMatusèl

Nel folto del bosco – Foto Guido Comin PoetaMatusèl

 

“Non perderti per niente al mondo
lo spettacolo d’arte varia …”

Paolo Conte

 

A Desara, sempre una Musa

 

Mentre il picchio nel folto del bosco
ripete incessante la sua tiritera – trita
musica, nemmeno seria percussione –
io penso che con te nei freschi boschi
non ci siamo mai passati, proprio mai.

Con te ho respirato l’aria di salsedine
della palude Stigia che ormai è il mare
nostro, l’Adriatico, nell’afa senza vento
di estati ormai lontane, di repentini
voli di gabbiani rochi e impertinenti.

Quegli altri paesaggi allora si prestarono
a sfondo o canovaccio per “spettacoli
d’arte varia” (come li chiama Conte)
di uno che s’era vagamente invaghito
di una bellezza vera, non appariscente,

eppure fresca e pura, solo irresistibile;
di due occhi troppo buoni per questo
mondo marcio, che ormai soltanto sa
rincorrere mere puttane, sedicenti belle
tutto trucco, smalto, plastica e silicone.

Ora il grande baratro d’anni che ci separano
rimane ahimè lo stesso, ma, più coraggioso,
forse potrei perfino parlarne con tuo padre,
magari solo dirgli questa cosetta semplice:
che l’Amore, come l’Arte, non si spiega!

 

 

Spoglie mortali di tante vite - Foto Guido Comin PoetaMatusèl

Spoglie mortali di tante vite – Foto Guido Comin PoetaMatusèl

 

 

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PER SALVARCI, BASTEREBBE …

 

 

A Silva

 

Camminavamo quasi all’unisono noi due,
per strade poco percorse da troppi altri,
pur non tenendoci nemmeno per la mano,
che tanto non serviva, perché quella bestia
pelosa stava sempre lei fra noi e ci legava.
Poi, mentre raccoglievi lungo siepi di viole
le tue erbe selvatiche, io invece fotografavo.
Sembrava che nulla potesse mai separarci,
ma, non so dove, ci siamo forse addentrati
in un fitto bosco, con troppi bivi ed incroci;
e là, senza nemmeno potercene accorgere,
abbiamo preso due direzioni assai diverse.
Forse ora dovremmo provare a ripercorrere
quel sentiero, per ritrovare il bivio fatidico,
però è questo un percorso da rifare in due
e invece oggi mi ritrovo a vagare da solo
per un bosco che purtroppo non riconosco.
Eppure un merlo, canzonatorio, mi rallegra!

 

 

 

 

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PER SALVARCI, BASTEREBBE …

 
 
 
 

  

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RIFLESSI(ONI) SU UN LAGO D’INVERNO

 

 

Dedicata a me stesso

 

Sorvola la Vita l’airone di sempre,
che ovunque accompagna (oppure
perseguita?), antesignano di buona
sorte o di mala; mi induce a pensare
che cosa mi attiri in questa landa
ghiacciata e solinga, che attende
primavere di bimbi chiassosi e di
cani festosi che giocano insieme;
ignari, entrambi, di qualsiasi domani
che possa guastare i sogni di un oggi
infinito: perché per i cani e bambini
non è vero per nulla che è subito sera!
Ma già più non sono in terra straniera,
perché chiama una voce il mio nome.
E rispondono, amici di sempre, i cani.

 

 

 

 

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RIFLESSI(ONI) SU UN LAGO D’INVERNO

 
 
 

  

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OGGI QUA, DOMANI CHISSÀ…

 

 

Dedicata a tutte quelle Donne
che non ho smesso mai di Amare

 

Siamo, oggi, entrambi Tu ed io ancora qua;
domani cosa importa, che forse mai sarà?
Ti guardo, sei bella, piaci troppo, te lo grido!
Senza falsi pudori, dubbi, ipocrite perifrasi.
Anche perché potrei, presto, più non esserci.
E intanto proseguiamo senza parole il viaggio,
la nebbia blocca il respiro e offusca gli occhi,
e nemmeno stiamo vicini, eppure sei Tu che vivi
in uno di quegli angoli di cuore, dove Tu sola
potresti abitare. In quelle stanze dell’anima,
dove in grandi boschi, lussureggianti di sogni,
passeggiano inquieti spiriti di amori mai finiti.
E poi io non vorrei che, dopo il mio trapasso,
Tu dovessi tormentarti nel richiederti: Chissà,
se forse era lui l’unico, lui che non diceva, ma
in realtà ardentemente mi adorava?

 

 

 

 

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OGGI QUA, DOMANI CHISSÀ…

 
 
 

  

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ANDARE PER BOSCHI… COL DIAVOLO!

 

 

A mia madre Corinna,
a Diaolin Giuliano Natali
e a tutte le Amiche
e tutti gli Amici
che ho lasciati

 

Nel bosco, i folletti nascondono bacche,
che mani sapienti però colgono e donano.
Quando è stata l’ultima volta che un amico
per voi ha raccolto nel bosco le fragoline?
E qui tutto mi parla di vite passate, lontane,
quando ancora correvo – ginocchia bucate –
tra i colli, ritagli di prato e lontano torrente.
Sì, tutto qui parla di come io sono cresciuto,
quasi figlio adottivo di una natura selvaggia,
che ancora mi porto dentro e ancora mi salva,
quando a volte ci provano a farmi scimmietta
ammaestrata, ma io, maledetti, sono figlio di
Tarzan (capite?): mia madre, ribelle per forza,
contro un mondo che già pretendeva totale
conformità ai suoi dannatissimi canoni, alle
bieche regole assurde, disumane, dettate da chi
nulla sapeva di cosa fosse la Vita vera, umana,
non divina, per modo di dire, cioè proprio di
questa terra e non di pianeti lontani, di favole
che normale bambino, se non già indottrinato,
non accetterebbe, se non come favole, appunto.
Ed ecco che io ci sono, ad ogni costo, perfino
della sua vita, di quella donna caparbia, tenace,
stupenda guerriera che mai volle cedere, mai!
In una specie di limbo, ora, non provo a capire:
mi sento come chi sa bene di entrare in sala
operatoria per un intervento salvavita, benché
il prezzo già chiaro, accertato, sia l’amputazione.
Eppure la Vita continua? The show must go on?
Ma chi lo decide? Nessun parlamento, né dèi
né deésse! Questa la decido io, se alle spalle
mi lascio il meglio di quanto sono io stesso!

 

 

 

 

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